Lo Stato siamo noi – Il commento di Aldo Berlinguer, editoriale de L’Unione Sarda

Il privato, si sa, ha tanti difetti: tra cui essere soggettivo, parziale, contingente. Secondo la filosofa Hannah Arendt, si tratta infatti di qualcuno che, sin dall’antichità, si è “privato” della libertà di partecipare alla società (polis) e ridotto alla dimensione dei bisogni primordiali.
Anche oggi del privato è lecito diffidare, specie se intraprende e genera profitti. In tal caso, la diffidenza è duplice poiché a privato si aggiunge imprenditore che, di solito, significa speculatore. Lo Stato invece è frutto della democrazia, provvede all’interesse generale ed è mosso da nobili finalità. Da cui il noto brocardo: ubi maior minor cessat.
I due opposti assumono contorni ancor più nitidi in questi giorni di pandemia. Il privato è infatti rinchiuso tra le mura domestiche mentre il pubblico sta fuori, a fare la guardia. Ciò serve anche per tenerli ben distinti ed evitare confusione.
Il privato è infatti mosso dal suo irrefrenabile interesse personale. Esso ha resistito alle misure di prevenzione e quando può tenta di evaderle, uscendo senza giusta causa e formando assembramenti. Taluni, nel tentativo di ricongiungersi ai propri cari, hanno addirittura reso necessario chiudere i confini regionali; altri, andati a pregare, sono stati sanzionati dalle forze dell’ordine. Il tutto per non voler capire che la carcerazione domiciliare non serve a punire i cittadini ma a proteggerli!
Il pubblico, invece, si è distinto per saggezza ed efficacia: anzitutto con la prevenzione. Disponendo di acutissimi servizi di intelligence, si è avveduto, per tempo, dei contagi in Cina ed ha preso subito opportune precauzioni. Ha impedito ogni spostamento, controllato le comunità cinesi locali, sottoposto a tampone tutti i cittadini. Esso ha inoltre acquisito, per tempo, i dispositivi di protezione per gli operatori sanitari ed ha messo a disposizione di tutti attrezzati presidi ospedalieri, invitando i cittadini a recarvisi per le cure necessarie; nulla lasciato al caso, nessuno lasciato solo.
Ma soprattutto, lo Stato ha adottato nuove, inedite politiche sanitarie. Tra queste, la quarantena, che ha colto più obiettivi al contempo: ridurre i contagi, azzerare, o quasi, il carico amministrativo pubblico, preservare le strutture sanitarie da inutili congestioni, ridurre la criminalità, prevenire l’inquinamento ambientale. Anche la politica risulta appagata: può spendere allegramente in deficit! Chi ci avrebbe sperato?
Quando poi si è trattato dei più deboli, l’azione pubblica è stata esemplare. Con le scuole chiuse i bambini sono potuti tornare a casa. Mentre gli anziani sono stati protetti nelle residenze speciali.
Inoltre, trasparenza, legittimità e condivisione: la prima garantita con un’informazione puntuale e attendibile. La seconda con provvedimenti normativi chiari e ineccepibili; la terza con un orientamento univoco, tra Stato e Regioni, e tra forze politiche: tutte unite nel chiedere alla UE le misure opportune.
Infine, un imponente, inedito piano di aiuti economici a imprese e famiglie, con risorse già trasferite.
Insomma, di che si è “privato” il privato? Di cosa potersi lamentare? Ovvio dunque che, seppur salato, il conto di quanto sopra lo debbano pagare i privati. Del resto chi altri? Lo Stato siamo noi!
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