Vittime, non eroi – Il commento di Aldo Berlinguer, editoriale de L’Unione Sarda

Onore, giustizia, libertà sono alcuni dei valori che i poeti classici ascrivevano ai grandi personaggi della storia, animati com’erano da un forte connotato etico e dall’ambizione di essere ricordati per le proprie gesta. Come scrisse Gomez Dàvila, aforista colombiano: <..gli antichi vedevano nell’eroe storico o mitico, in Alessandro o in Achille, il canone della vita umana. Il grand’uomo era pragmatico, la sua esistenza esemplare>. Poi è arrivata la modernità e: <il riferimento è diventato l’uomo comune>.

La società mercantile, borghese ha infatti demolito quella forte carica etica che caratterizzava gli antichi percependo il sentimento come antitetico all’economia, alla logica del profitto. Le socialdemocrazie hanno livellato, sull’altare dell’eguaglianza, le ambizioni smisurate dei singoli. E lo Stato burocratico, scambiando uomini per procedure, ha dato il colpo di grazia.

Ci si è insomma rassegnati ad una società organizzata, capace di contemperare interessi e soddisfare bisogni, ove anche la devianza, se l’organizzazione funziona, viene ridotta ai minimi termini. E ove l’ambizione diviene utilitarismo, cosicchè chi eccelle accumula maggior ricchezza, oggi unica misura delle virtù.

Se però il meccanismo si inceppa, istituzioni e politiche non funzionano, allora i comportamenti individuali riemergono, come in un generalizzato fai da te. E ciò accade spesso in Italia e si ripete anche oggi, in questa inedita, terribile pandemia.

Dinanzi alla disorganizzazione della macchina pubblica, alla impreparazione delle classi dirigenti, all’inefficienza dello Stato, riaffiorano i comportamenti eroici. Così medici ed infermieri, mandati allo sbaraglio, si immolano per curare i malati. Privati cittadini erogano finanziamenti per allestire gli ospedali, le sarte cuciono mascherine artigianali.

Niente di nuovo, lo sappiamo: quando esondano i fiumi, i volontari accorrono a spalare il fango (ricordate Genova? o il Raganello?). Se trema la terra, arrivano gli angeli del terremoto ad estrarre i corpi dalle macerie (ricordate Amatrice, o L’Aquila?). Se crollano i ponti, sono gli alpini, le associazioni private a farsi largo tra i detriti. Perfino gli animali, come i cani dei vigili del fuoco, vengono premiati al valore civile (ricordate il Ponte Morandi?).

Questo non accade solo nelle calamità naturali ma ogni giorno. Dinanzi allo sfascio delle strutture pubbliche, i singoli, esposti a rischi esorbitanti, sono spesso chiamati al sacrificio. Oggi tocca a migliaia di medici, infettati dal coronavirus. In passato ad altri: ricordate il brigadiere Cerciello Rega? o i poliziotti di Trieste?

Ma la politica non se ne cura. Anzi, ogni volta i dirigenti accorrono alle onoranze funebri pronunciando parole altisonanti, romantiche e cantando l’inno nazionale. Il giorno dopo, tornano alla routine, all’improvvisazione, alla sordità, mentre le strutture pubbliche agonizzano in vista del successivo, inevitabile disastro. Il film si ripete ogni volta, tra gli applausi di chi, commosso per gli eroi, finisce per gratificare i carnefici. E la lezione non si impara mai.

Tornano dunque spesso, da noi, gli eroi del passato, fuori dal tempo e dallo spazio. E sono in tanti, quanto più rarefatto è il sistema pubblico. Tornano però da alieni, in una società che non si ispira all’eroismo ma a mediocrità e convenienza. Eroi, quindi, per caso. Anzi vittime, non eroi.

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