I dubbi e la fermezza – Editoriale di Aldo Berlinguer, ne L’Unione Sarda

In molti sono stati favorevolmente colpiti, me compreso, dalla fermezza di Mario Draghi nell’affrontare le emergenze in atto, come quella giudiziaria e quella sanitaria. E condivisibile appare la scelta adottata dal Governo sul green pass.

Ma le proteste crescono e non sarebbe giusto liquidarle con l’epiteto “no vax”. Del resto, in un anno e mezzo di pandemia, gli errori di chi ha governato non si contano: dai difetti nella pianificazione (piano pandemico), all’assenza di misure preventive nella prima fase di emergenza sanitaria, all’approvvigionamento di guanti, occhiali e mascherine, alle carenze della medicina territoriale, al disastro delle strutture per anziani. Non parliamo della mancanza di informazioni univoche sull’uso dei dispositivi sanitari, sul distanziamento sociale, sulla mobilità.

Abbiamo inoltre avuto la sensazione che, sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini, molto sia stato demandato alle stesse società farmaceutiche, le quali si sono trovate molto avanti, rispetto alla ricerca consolidata, sul terreno della prevenzione verso il Covid-19. Si aggiunga il coro martellante, stonato e contraddittorio dei tanti virologi in tv e il dado è tratto. Era prevedibile che, prima o poi, le istituzioni perdessero di credibilità. E, arrivati qui, si fa male a recuperare.

Del resto è noto: gli operatori di mercato, per quanto invitati a fare il bene comune, tendono sempre ad anteporvi il proprio. E questo vale anche in materia sanitaria. Qualcuno ricorderà ad esempio il caso di due note case farmaceutiche che avevano prodotto farmaci sostanzialmente identici, le quali videro bene di “collaborare” per dividersi il mercato, ridurre la concorrenza e mantenere alti i prezzi. Bastò comunicare alle autorità di vigilanza e scrivere nei foglietti informativi che il farmaco dell’una era efficace sui giovani; quello dell’altra sugli anziani. L’autorità garante della concorrenza scoprì che era tutto falso e che dietro a quelle informazioni si nascondeva un cartello. Cosa abbiamo imparato? Che dobbiamo essere grati a chi investe nella ricerca medica ma al contempo rigorosissimi nei controlli, anche sul versante economico.

Altre domande, divenute ormai imbarazzanti, attendono, da mesi, una risposta. Ad esempio: perché non si è accelerato sulla validazione degli anticorpi monoclonali? Perché il plasma iperimmune è stato di fatto accantonato (cosa è accaduto a De Donno?)? Perché non vengono ancora utilizzati farmaci ormai noti, diffusi e molto economici nel contrasto precoce al virus e si continua con la “vigile attesa” e con la tachipirina? E se in autunno, col moltiplicarsi delle varianti, i vaccini si dimostrassero meno efficaci, che faremo senza alcuna terapia?

Insomma, siamo chiari: chi invita a non vaccinarsi fa solo populismo irresponsabile e chi lo segue mette a repentaglio la vita propria e quella altrui. Ma perché non rafforzare la politica della fermezza colmando le tante lacune evidenziate? Perché non dare a chi le chiede le risposte che merita? La lotta contro il virus non è finita. Per vincerla, servono visione, tenacia ed unità. La legge, da sola, non basta.

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