L’ozio dell’Occidente – Editoriale di Aldo Berlinguer, ne L’Unione Sarda

L’ozio dell’Occidente

Dopo le parole di Biden si avvia a normalizzazione (non senza strascichi) la vicenda della riconquista di Kabul e con essa la commedia dell’alterità: i talebani sono antropologicamente diversi, professano un credo indecifrabile e vengono condannati dalla comunità internazionale. Si archivia pure la pantomima dell’esercito dei barbuti, capace di sbaragliare le truppe regolari afgane, addestrate per vent’anni, e le potenze straniere, come fu con i sovietici dal ’79 all’89 ed oggi con gli americani. E si annuncia, garbato e “inclusivo”, il nuovo, istituendo governo. Così nessuno si chiede più perchè i talebani dispongano, non da oggi, di informazioni di intelligence che provengono dall’estero (non solo dal Pakistan), siano digitalmente avanzati, tanto da utilizzare strumenti biometrici per individuare i dissidenti, vestano uniformi americane, usino droni e girino in elicotteri d’assalto (Black Hawk) e carri armati made in USA “dimenticati” sul posto. E perché i leader russi e cinesi (ma anche turchi e iraniani) -cui distrattamente si accoda, buon ultimo, pure il nostro Giuseppe Conte- fanno a gara per stabilire con loro un dialogo. Ma, come precisa Ursula von der Leyen, “un dialogo operativo, non politico”.

Insomma, diventano vulgata le contorsioni, non solo verbali, dei nostri politici, tutte orientate a prendere le distanze e al contempo tessere sottobanco rapporti “operativi” con il nuovo-ex-regime. Purtroppo, la cruda verità è tutt’altra: da molti anni, sul terreno afghano si giocano strategie geopolitiche di livello globale. V’è infatti tutta una serie di territori cerniera, tra Europa ed Asia, ove si svolgono conflitti eterodiretti tesi ad ampliare o a ridurre la forza economica e militare degli uni o degli altri player mondiali, oggi divisi in due grandi blocchi: la Nato, da una parte; Russia e Cina dall’altra. Con la differenza che mentre Stati Uniti e UE sono stati ultimamente distratti dal trapasso Trump-Biden e dalle pulsioni sovraniste europee, Russia e Cina hanno stretto alleanze con tanti Paesi, come Iran, Turchia ed India (e pure col diffidente Pakistan, grazie al gasdotto PSGP); sanno che l’Afghanistan è un’enorme riserva di Litio e Terre rare e che il sottosuolo afgano, per chi riesce a stipulare con i Talebani i relativi contratti di estrazione, vale oltre 3.000 miliardi di dollari. Lo sa bene la Cina che, con garanzie sul debito sovrano, ha stipulato simili contratti capestro con quasi tutti i governi africani per la creazione di opere e infrastrutture.

In palio c’è dunque una vastissima area del mondo che Russia e Cina vorrebbero vedere de-occidentalizzata e sotto il loro controllo politico ed economico. Ciò che rappresenta un riscatto rispetto a quanto accaduto con la caduta del muro di Berlino, quando la Cina era ancora debolissima e la Russia lo era diventata. E che permise all’Europa di introitare, nel solo anno 2004, ben 8 Stati di area ex sovietica. Oggi, a distanza di vent’anni, arrivano a macchia di leopardo, apparentemente dissociate tra loro, le contromisure.

Inutile dire che un’alleanza tra Russia e Cina, con forti legami con l’India ed altri Paesi, oltre a rappresentare più di metà della popolazione mondiale, ha una capacità di penetrazione, nei territori di Eurasia ed Africa, che non ha eguali. La configurazione di nuove, potentissime armi di distruzione di massa: economiche, cibernetiche e batteriologiche (e virali), unitamente al progressivo abbandono del Trattato INF sulle armi nucleari, contribuisce a rendere il quadro ancora più inquietante. Anche perché molte di queste armi non sono più a controllo centralizzato ma diffuso.

Infine, la questione, divenuta caricaturale, dell’”esportazione della democrazia”. Che però al fondo ha un sostrato di verità. Si scontrano infatti due modelli di società. Uno, di matrice liberale, che ha vissuto la Magna Carta, la rivoluzione francese e le carte dei diritti fondamentali. L’altro che unisce politica, filosofia e religione di Stato in un unicum totalizzante, riducendo le libertà al lumicino. E’ un conflitto, questo, sempre latente ovunque (pure da noi, basti guardare alla riforma della giustizia). Figuriamoci a livello globale, ove molti Paesi rifiutano le libertà individuali da epoca immemorabile.

Anche le guerre mondiali del novecento covavano questo conflitto. Ma i regimi totalitari di allora avevano anticorpi culturali, al loro interno, che prima o poi li avrebbero sopraffatti. I regimi di oggi, che si vanno per di più coalizzando, ne hanno molti meno. Quindi la loro sconfitta può arrivare solo dall’esterno. Ma l’occidente, ozioso e diviso (o peggio), ancora sopito sotto l’ombrellone, sembra non essersene accorto.

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