ZES: quella Cenerentola sarda – Editoriale di Aldo Berlinguer, ne L’Unione Sarda

ZES: quella Cenerentola sarda

Si arricchisce di nuove opportunità il cantiere delle zone economiche speciali, avviato nel 2017 alla fine del Governo Gentiloni e giunto ad oggi con all’attivo sette ZES, ubicate in tutte le Regioni del Mezzogiorno, eccetto la Sardegna. Ce le hanno davvero tutti: due la Sicilia, due la Puglia, assieme a Molise e Basilicata, una ciascuna Calabria, Abruzzo e Campania. In Sardegna, a distanza di ben quattro anni dal decreto legge istitutivo (n.91/2017), la Regione non è riuscita a completare l’iter. E nulla si vede all’orizzonte, salvo le grandi navi che percorrono la via della seta, da Suez a Gibilterra, senza fermarsi sull’isola.

Già, perché le ZES servirebbero proprio a questo: largire benefici economici e semplificazioni amministrative agli investitori che intendano stabilirvisi e beneficiare, attraverso i porti sardi, del traffico commerciale nel Mediterraneo. Non solo col mero trasbordo di contenitori (cd. transhipment) dalle navi grandi a quelle piccole ma con produzioni e lavorazioni proprie, capaci di generare reale sviluppo economico-sociale in Sardegna.

Da ultimo, le semplificazioni amministrative per le ZES sono state pure incrementate, con la l.108/2021. Così come sono stati stanziati nuovi fondi, pari a 630 milioni di euro, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in favore di alcuni progetti riguardanti opere di urbanizzazione primaria e/o di connessione alla rete stradale e ferroviaria.

Tra gli oltre 50 progetti presentati da Regioni, Consorzi industriali ed Autorità Portuali sono stati selezionati quelli che presentano un buon livello di avanzamento e che, plausibilmente, potranno essere completati entro il 2026.
E qui, ancora una volta, la Sardegna è Cenerentola. E’ stato infatti accolto un unico progetto: l’interconnessione del porto canale con la SS 195 (cd. last mile link), del valore di 10 milioni di euro.
Le restanti risorse sono state distribuite come segue:
Campania, 136 milioni di euro, Calabria: 111, Puglia-Basilicata 108, Puglia-Molise 89, Sicilia Occidentale 56, Sicilia Orientale, 52, Abruzzo 62.

Inutile aggiungere che tutti gli altri benefici accordati dalle ZES, tra cui un credito di imposta che oscilla tra il 25 ed il 45% degli investimenti sino a 100 milioni di euro e gli sgravi fiscali in de minimis sulle imposte dirette, non vengono percepiti dagli imprenditori sardi (né da quelli che da 4 anni ad oggi lo sarebbero potuti diventare) poiché la ZES non è stata ancora istituita. Né coloro che hanno investimenti importanti in atto (come la Sider Alloys nel comparto dell’alluminio) possono beneficiare della drastica riduzione dei termini per le autorizzazioni amministrative previste in area ZES.

Insomma, tutto resta più dispendioso, più lento, più difficile. E questo perché la Regione sembra essere occupata in altro. E che dire della Zona franca doganale, prevista in Sardegna dal 1998 (dlgs.75/1998)? Anche su di essa molte aspettative, qualche comunicato stampa, nulla di fatto. Peggio ancora per la zona franca di Portovesme, istituita con decreto del Presidente del Consiglio nel 2019. L’Autorità di Sistema portuale della Sardegna ha infatti scritto al Governo che essa è sostanzialmente irrealizzabile: troppi i problemi da risolvere.

Insomma, mentre Cina e Russia stringono alleanze, si accaparrano le risorse e monopolizzano i traffici globali, noi brancoliamo nell’inerzia e nella burocrazia. Si rassegnino cittadini, imprenditori e movimenti per la zona franca. Come scrisse Papa Pio VII a Napoleone, che gli chiedeva di cedere all’Impero di Francia i territori dello Stato Pontificio: non debemus, non possumus, non volumus.

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